Ciao Margherita!

margherita hackOggi è scomparsa l’astrofisica Margherita Hack, aveva compiuto 91 anni lo scorso 12 giugno.

(articolo tratto da http://www.ansa.it)Tracciando un bilancio della sua attivita’ scientifica, Margherita Hack e’ stata soprattutto una straordinaria manager della ricerca: prima donna a capo di un osservatorio astronomico in Italia, e’ stata il motore che ha portato gli osservatori italiani in prima fila a livello internazionale.

Per 23 anni ha diretto l’Osservatorio di Trieste, dal 1964 al 1987, portandolo a diventare partner di grandi progetti di ricerca internazionali, come il Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), il Large Binocular Telescope (Lbt) sul Monte Graham in Arizona, il satellite Planck dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e lo European Extremely Large Telescope. Con la stessa apertura internazionale Margherita Hack ha diretto anche il Dipartimento di Astronomia dell’università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997.

La sua storia scientifica era iniziata al femminile, con una tesi sulle stelle variabili studiate nel 1912 da una donna, Henrietta Leavitt, e chiamate Cefeidi dal nome della prima stella di questo tipo ad essere identificata, Delta Cephei.
‘’Sono caratterizzate dall’estrema regolarita’ delle loro variazioni luminose’’, spiega la stessa Hack in uno dei suoi libri divulgativi, e ‘’la loro grande importanza consiste nel fatto che c’e’ una stretta relazione fra il periodo di variabilita’ e il loro splendore intrinseco’’. Grazie a quelle osservazioni oggi le stelle di questo tipo sono considerate punti di riferimento fondamentali per misurare la distanza delle galassie alle quali appartengono e le distanze trovate con questo metodo sono considerate tra le più accurate attualmente possibili.

Un altro grande contributo scientifico di Margherita Hack riguarda l’astronomia agli ultravioletti, possibile soltanto dallo spazio in quanto i raggi ultravioletti vengono assorbiti dall’atmosfera terrestre. A Margherita Hack va il merito di portato l’astronomia italiana in questo campo fin dagli anni ’70, con la partecipazione alla missione del satellite International Ultraviolet Explorer (Iue), lanciato il 26 gennaio 1978 da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Gran Bretagna, attivo per 16 anni, fino al 30 settembre 1996.
Come Hack spiegava nelle sue conferenze divulgative, il cielo puo’ essere osservato in molti modi diversi, dalla luce visibile ai raggi X. Guardarlo ai raggi ultravioletti significa poter osservare fenomeni altrimenti invisibili, i cui protagonisti sono oggetti molto caldi, come le stelle nascenti o quelle che stanno per morire. Grazie alla partecipazione al progetto dell’Italia, coordinata da Margherita Hack, i ricercatori del nostro Paese hanno potuto studiare le migliaia di immagini relative a 10.000 oggetti celesti fra pianeti, comete, stelle, gas interstellare, supernovae, galassie e quasar. (ansa)

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